Tutto il Nuovo Testamento è un invito alla fede in Dio per riconoscerlo nei poveri, nei malati e negli abbandonati. Il cristiano è chiamato a compiere opere di carità, gesti di condivisione e di generosità concreti che testimonino la fede operante nell’amore, il credo che agisce nella solidarietà, la speranza che accoglie l’uomo debole e bisognoso.
La preghiera è il principio e il compimento di ogni azione.
Ogni essere umano è chiamato a pregare, perché Dio possa suggerire ed ispirare le sue azioni. Noi viviamo immersi in un mondo che ci parla al contrario di quello che Dio ci domanda. La preghiera è l’ascolto di sé stessi e di Dio per riacquistare la pace e restituire dignità alle nostre vite e orientarle verso la Sua volontà. Essa diventa autentica quando è rivolta al bene altrui: possiamo pregare per noi stessi, ma siamo certi che è un pensiero ispirato da Dio quando compie il bene non solo di noi stessi ma anche verso gli altri.
La preghiera non è solo per i vivi ma anche per i morti. Pregare i morti presuppone la
fede nella vita eterna e nella risurrezione della carne. La morte interrompe delle relazioni
importanti che hanno segnato la vita delle persone. Una delle frasi più consolanti usata
durante la liturgia dei defunti recita: “La vita non è tolta ma trasformata”.
Oltre l’esistenza del Paradiso e dell’Inferno i Vangeli parlano dell’esistenza del Purgatorio, nel quale si trovano le anime che hanno bisogno di purificarsi prima di essere ammesse alla contemplazione eterna del volto di Dio. La preghiera per i morti è indirizzata proprio per coloro che si trovano in Purgatorio, affinché possano essere liberati dalla pena temporale e trasferiti nel regno eterno di Dio e nella comunione dei santi.
Pregare per i defunti è un segno di riconoscenza. La morte spezza un legame che rimane anche dopo la dipartita della persona defunta. Pregare per i morti diventa quell’opera di carità di volere il bene alla persona per cui si eleva l’orazione. Chiedere a Dio di trasferire l’anima del defunto dal Purgatorio al Paradiso significa avere la certezza di avere qualcuno che prega per noi davanti a Dio. Pregare per un’anima di essere accolta nella visione beatifica di Dio significa nutrire la speranza di essere un giorno vicino a Dio e vicino alla persona per cui si è pregato.
La preghiera per le anime dei defunti è una pratica che va scomparendo. Oggi constatiamo tristemente che sono in gran parte solo le persone anziane a ricordarsi di pregare per i morti o a fare memoria dei propri cari durante la celebrazione della liturgia eucaristica. 
La preghiera per i morti è un gesto di riconoscenza che non riguarda solo la vita passata, ma rivela lo stato attuale di salute dell’ anima e testimonia la speranza della resurrezione futura.

Don Giancarlo