Dal Festival di San Remo a Papa Frencesco, dai Migranti ai "Manifesti della fede", da qualche tempo in Italia va in onda la soffocante polemica su qualunque ragionamento. Quando si discute, sapere dove stanno la ragione ed il torto è l'ultimo dei problemi, visto che ogni punto di vista è letto solo con la lente dell'eesere pro o contro qualcuno o qualcosa. Pare proprio che i problemi non si possano e vogliono comprendere e risolvere: se esistono, vengono solamente utilizzati in un "per me o contro di me". Una persona di buona volontà, specie se credente, che in questa situazione voglia cercare di "costruire la pace", deve innanzitutto restituire verità alle cose. Estrapolare frasi del Papa, o di chiunque altro, leggere gli avvenimenti di politica e di cronaca per accreditare o screditare una parte politica o un'ideologia non è cristiano. Fomentare il sospetto dei complotti e aumentare la confusione nelle coscienze è una logica dalla quale il credente deve liberarsi come un veleno. Gesù ha detto: "Se rimanete nella mia parola, siete ralmente miei discepoli, e conoscerete la verità, e la verità vi renderà liberi". (Giovanni 8, 31-32). Ecco: il cristiano ha sete di verità perchè desidera la libertà. Ma abbiamo bisogno di individuare la gista misura delle cose e valutarle con sapienza. E' questa l'umiltà cristiana, quella di chi accetta la misura delle cose. Non l'arroganza, non l'insulto, non le deleghe a chi pensa di risolvere i problemi da solo e a suon di consensi, non chi grida più forte e vuol far tacere chi non la pensa come lui. E' l'umiltà che conduce alla vertità, a chiamare le cose per nome, a tenere separati i problemi per ricondurli nella stessa misura e, quindi abbordabili. Alla nostra portata. E da qui a cominciare a pensare e ad agire di conseguenza. Con la giusta misura. Buon cammino verso la verità e, quindi, verso la libertà.

Don Giancarlo