Dalla cenere al fuoco

Vi siete mai accorti che i quaranta giorni della Quaresima sono un cammino alla rovescia? Infatti, nella normalità è il fuoco a precedere la cenere.

La giusta misura

Dal Festival di San Remo a Papa Frencesco, dai Migranti ai "Manifesti della fede", da qualche tempo in Italia va in onda la soffocante polemica su qualunque ragionamento.

Auguri scomodi

Gesù nato per amore ci dia il fastidio di una vita egoista, senza spinte verticali e ci conceda di inventarci un’esistenza carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia ci tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avremo offerto ospitalità. Maria, che trova solo fra gli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, ci costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la nostra coscienza accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse, è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi i nostri cenoni, provochi corti circuiti allo spreco delle nostre luminarie, fino a quando non ci lasceremo mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino guerra alla nostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere il silenzio sulle ingiustizie, di chi fabbrica armi, opprime i poveri e condanna i popoli allo sterminio della fame. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, ci facciano capire che, se anche noi vogliamo vedere “una gran luce”, dobbiamo partire dagli ultimi. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, ci diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E ci ispirino il desiderio profondo di vivere poveri equindi liberi che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Anno! Sul nostro vecchio mondo che muore,nasca la speranza.

Don Giancarlo

(liberamente elaborato da “un testo di Tonino Bello)

Viva i giovani!... Viva gli anziani

“Vorrei dire ai giovani: scusateci se anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie. La vostra vita è preziosa per Dio, perché Dio è giovane e ama i giovani; e che la vostra vita è preziosa anche per noi, anzi necessaria per andare avanti”. Queste le parole di Papa Francesco a conclusione del Sinodo dei giovani e con i giovani del mese scorso. Un mondo senza i giovani sarebbe noioso e triste, non avrebbe lo slancio per pensare e progettare l futuro. Infatti, secondo un vecchio detto, il mondo non è un’eredità lasciata dai nostri padri ma un investimento per i nostri figli e nipoti. Il Sinodo dei giovani ci obbliga a fare loro spazio nella società e anche (soprattutto) nella Chiesa. Abbiamo bisogno della loro creatività, dei loro desideri, del loro modo di vedere la realtà, delle loro domande e delle loro critiche. I giovani ci aiutano a spazzare via le nebbie dell'indifferenza, della superficialità, dello scoraggiamento. Però qualcuno potrebbe replicare: siamo una società sempre più vecchia e con tanti anziani. Rispondiamo: anche loro sono una risorsa immensa. Perché? Essi ci insegnano la bellezza del limite.
Se il giovane porta con se la brama del vivere, l’anziano ci ricorda che non siamo eterni. Che c’è una Storia dalla quale proveniamo ed essa è maestra di vita. Sempre. Allora gli anziani ci danno la saggezza del tempo e la gioia dell’abbandono. Soprattutto nelle mani di Dio. Infine essi possono dare ai giovani i loro sogni perché li portino avanti e li rendano realtà. A tutti: buon cammino verso la novità antica del Natale.

Don Giancarlo