Nonostante le tante incognite della pandemia con le sue preoccupanti varianti, il piano italiano Next Generation UE è stato promosso. Si articola su sei linee di movimento, che i tecnici chiamano con un termine solenne, “missioni”. Esse sono: 1) digitalizzazione (innovazione, competitività e cultura); 2) rivoluzione verde e transizione ecologica; 3) infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4) istruzione e ricerca; 5) inclusione e coesione; 6) salute. Sembra ci sia tutto. I soldi, questa volta ci sono (sperando di spenderli bene). I progetti e gli strumenti attuativi, ci sono pure. Un governo che orienti, vigili e direttamente operi, c’è pure, come anche è presente un Parlamento determinato, con tutte intere le forze politiche, a sostenerne i piani e gli sforzi. C’è tutto, quindi? Si può stare tutti tranquilli?
Da prete e parroco avverto la sensazione che manchi ancora qualcosa.
Soprattutto nella prospettiva della ripresa del Cammino sinodale della Chiesa intera.
Lo sguardo fiducioso della gente, per esempio. Quello sguardo così profondo che muove poi le coscienze per trasformarle in forza unitaria e partecipativa, in azione politica dal basso a favore di una vera cultura della solidarietà, che non può che essere la fraternità partecipativa di tutti.
La gente, poi, è stanca. I giovani sono spariti. Il lavoro è bloccato e non si apre a nuove prospettive. I poveri aumentano. Faccio mie le parole dell’Arcivescovo di Napoli: “Nel piano mancano due cose: la cura dei propri figli più fragili, solo questo potrà riaccendere la fiamma della Speranza e ritessere i fili della Fiducia. Due elementi, Speranza e Fiducia, che sono al momento le vere risorse assenti nelle nostre comunità. Si tratta di ripartire dalle persone, e quindi dalle relazioni, riattivando i legami solidali tra tutti. Nessuno escluso. Se davvero si vorrà costruire una nuova prospettiva di futuro, il modello di sviluppo dovrà vedere protagoniste le persone che formano le comunità, quale intreccio di relazioni, identità ed appartenenza”.
E mi piace concludere con le parole del Santo Padre: Il nostro sguardo si allarga anche all’umanità. Una Chiesa sinodale è come vessillo innalzato tra le nazioni (cfr. Is 11, 12) in un mondo che, pur invocando partecipazione, solidarietà e trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, consegna spesso il destino di intere popolazioni nelle mani avide di ristretti gruppi di potere. Come Chiesa che “cammina insieme” agli uomini, partecipe dei travagli della storia, coltiviamo il sogno che la riscoperta della dignità inviolabile dei popoli e della funzione di servizio dell’autorità potranno aiutare anche la società civile a edificarsi nella giustizia e nella fraternità, generando un mondo più bello e più degno dell’uomo per le generazioni che verranno dopo di noi.
Don Giancarlo